Un vino che abbraccia tutto il Medio Oriente

mano-colomba-cremisanDobbiamo ringraziare Lauren se abbiamo conosciuto i vini di Cremisan: ce li ha presentati lei all’ultimo Vinitaly (c’eravamo io e Luigi) e ci è piaciuta l’idea, ci sono piaciuti i vini. Così li abbiamo voluti per Sanvino. Non senza averli prima assaggiati…

Leggiamo sulla brochure che si tratta di vini “prodotti in Terra Santa dai Salesiani di Don Bosco e dal Vis, Volontariato Internazionale per lo Sviluppo”. La Cantina prende il nome dalla collina in cui dal 1885 si coltiva la vite e si produce il vino. La Cantina, che comprende anche i vigneti di Beit Jemal, si trova tra Gerusalemme e Betlemme ed è attraversata dal Muro di separazione israeliano, sulla linea verde del 1948. Con tutti i problemi che ne conseguono: controlli, limitazioni, blocchi di partite d’uva immotivati… Una Cantina, però, che non era più attiva da alcuni anni e dunque, Vis e Salesiani, hanno rinnovato l’attrezzatura, migliorato la produzione, formato il personale, promosso i vini nel mondo. Un famoso enologo italiano, Riccardo Cotarella, ha messo a disposizione la propria professionalità; un agronomo ed un wine maker della Vis stanno con lui formando il personale locale, lavorando per ottenere vini di qualità da vitigni autoctoni della Palestina e da cloni di uve internazionali. Una “fantastica avventura” di solidarietà, di formazione professionale e di marketing che vede l’aiuto di tante aziende e di tanti enti italiani.

Cosa assaggeremo a Sanvino? Il Dabouki, un bianco secco da uve Dabouki coltivate nei vigneti di Shaffa, 15 km a sud est di Betlemme. Su colline a circa 800 metri sul livello del mare, su terreni terrazzati ed argillosi; nessun uso di diserbanti e vendemmia manuale. Solo acciaio. La versione 2012 da noi assaggiata l’abbiamo trovata dotata di profumi complessi ma un po’ chiusi. In bocca corposo, equilibrato ma tendente al morbido e dalla freschezza nascosta. Un po’ di sapidità sul finale. 13°. Discreto. Poi assaggeremo l’Hamdami Jandali, il mio preferito, un uvaggio di uve Hamdami e Jandali, vino bianco secco; sempre da Shaffa e sempre e solo acciaio. L’ho trovato ricco di profumi di frutta matura, polpa bianca un po’ esotizzante nel suo complesso, un naso da tipico vino prodotto in zone calde; ma in bocca ha una freschezza che non ti aspetti, dovuta all’incredibile escursione termica dei Territori. Un finale di salinità dovuto, probabilmente, al terreno. Era del 2012 ed aveva 12° di alcol per volume.

Cosa abbiamo assaggiato a Verona? Beh, abbiamo assaggiato il bianco Star of Bethlehem White, un super bianco assemblato partendo da un 60% di Dabouki, un 20% di Hamdami-Jandali e un 20% di chardonnay. Quest’ultima uva coltivata a Beit Jemal. E’ il vino che dovrebbe rappresentare la Cantina, anche perché importante fetta delle circa 220mila bottiglie prodotte. Si tratta di un vino bianco dai profumi gradevoli di fiori-frutta e in bocca morbido e pieno. Buono. Poi abbiamo assaggiato il Baladi, un rosso da uve Baladi Asmar coltivate vicino Gerusalemme e lavorate in acciaio e poi maturate in botte grande. Noi abbiamo assaggiato l’annata 2005 e abbiamo notato il profumo di frutta cotta, tipico di uva prodotte in zone calde. Marmellata di frutta ed alcol. In bocca era asciutto, un po’ tannico, leggera nota amarognola sul finale. Non male. Ma nella sua valutazione c’è da tenere conto che, magari, la partita d’uva raccolta la mattina presto è stata bloccata per ore, sotto il sole, senza ragione apparente, al varco del Muro… ciò non influisce positivamente sul vino prodotto… Teniamone conto, quando assaggiamo.