Polemiche su Sanvino 02 settembre 2010

Il locale corrispondente dell'”Eco Risveglio” ha ricevuto una telefonata anonima di un sedicente barista che si è lamentato del fatto che a Sanvino si davano “abbondanti” bicchieri di vino ad un euro, distorcendo così la concorrenza. La notizia mi è stata riferita dal giornalista, ma non ha avuto seguito. Però… Però è giusto specificare alcune cose. Diciamo che cogliamo l’occasione… A Sanvino si acquistano dieci buoni degustazione, spendibili in assaggi da due, tre, quattro, cinque e sei buoni… Tradotto in euro: da due a sei. La logica dei buoni l’abiamo introdotta proprio per evitare che la degustazione diventasse una semplice bevuta a basso prezzo. Certo, c’è chi beve tanto. Ma paga il giusto.
Il giusto perché i bicchieri da degustazione che noi usiamo tengono da uno a due centilitri, senza riempirli all’orlo intendo. Per cui, chi viene ad assaggiare i vini si trova circa un decilitro e mezzo di buon vino nel bicchiere. Abbondante? Tradotto in bottiglie fa dagli otto ai dieci euro. Ce n’è per acquistare vini di ottima qualità, ancorché semplici, non blasonati, non rari… Chi paga sei, poi, apre a vini rari, blasonati, complessi…
Certo, c’è stato chi ha avuto dei piccoli assaggi, prima di scegliere; chi ha avuto -pochi- un bicchiere gratis (interessati, giornalisti, autorità, appassionati, del settore…); chi un bicchiere con un buono residuo… Poca roba, comunque: Sanvino è una manifestazione che ha come obiettivo quello di promuovere la cultura del buon vino: scegliamo vini buoni, diamo spiegazioni, distribuiamo materiale… a chi vuole. Senza fare i professori. I giovani apprezzano tutto ciò: apprezzano i vini buoni, le spiegazioni se richieste, il materiale se voluto… Il vino però viene in gran parte comprato, a prezzo di cantina; e in parte regalato dalle cantine stesse. In ogni caso, il vino ha un costo che deve essere coperto per far sì che l’edizione successiva si faccia ancora. Sono, però, tutti vini buoni, pagati il giusto, e il nostro pubblico apprezza. Anche senza saperlo spiegare, percepisce la differenza fra un buon vino ed uno cattivo.
E forse è questo il vero problema: in un’era di crisi anche il vino paga lo scotto. Troppe volte abbiamo visto ristoratori e baristi fare acquisti al supermercato (perché non andate in un altro paese?), soprattutto supermercati discount; troppe volte siamo incappati nel vino del tetrapack messo nel vetro; troppe volte un prosecco igt viene spacciato per un docg; troppe volte il vino dei bar è cattivo… come potrebbe esserlo, infatti, se con un bicchiere si pretende di pagare la bottiglia? Se si paga due euro e cinquanta con due patatine, quanto costerà la bottiglia? E se costa quattro, con un piccolo buffet, quanto costerà? In troppi bar è meglio non bere vino. Per berlo buono si va nei pochi (ma affollati) bar che seguono la qualità, magari rinunciando a presunti facili guadagni. Oppure si aspetta Sanvino o manifestazioni simili per fare una “scorpacciata” di vini buoni ad un prezzo equo…
Se a Sanvino avessimo servito archetti e amenità simili non avremmo un pubblico fedele ed appassionato di già bevitori di vino e di futuri bevitori… Lunga vita al vino e ai suoi appassionati!