Donne selvatiche… a Sanvino 30 agosto 2009

Guardatevi intorno, quando abbandonate le vie battute dalla civiltà. Quando abbandonate la retta via, non siate distratti, ponete attenzione, fate caso ai piccoli movimenti, ai suoni inconsueti, alle voci… Guardatevi intorno: potreste vedere una donna selvatica. Io non le ho mai viste. Mi piacerebbe però incontrarle. Certo le aveva incontrate Romano Levi, famosissimo grappaiolo, il quale ricordava che “da ragazzino andava a scuola a piedi, attraversando le colline e le vigne. Tra i filari c’erano spesso i “ciabot”, minuscoli ripari attrezzati dove i vignaioli e i contadini si rifugiavano nel caso la sera li sorprendesse una tempesta o se la mattina c’era da stare in vigna prima del sole. Io passavo di lì al mattino e a volte vedevo sbucare da questi ripari donne belle e scarmigliate, un po’ pazze, solitarie, che vivevano spesso ai margini della società paesana. Erano misteriose, senza vincoli, sparivano e poi tornavano, un po’ streghe e un po’ fate. Erano libere, come dovrebbero essere tutte le donne per vivere la parte migliore della vita”. Romano Levi, anni dopo, le ricordava ancora dipingendole sulle etichette delle sue grappe. La donna selvatica dalla testa rotonda e dal corpo sottile. Una di queste donnine surreali (della stessa materia dei sogni…) è finita sulle etichette del Roero arneis docg dei F.lli Ponte. Massimo Ponte è venuto ad Omegna per Sanvino a trovarmi e così ci siamo rivisti, dopo alcuni mesi. Ci rivedremo “next week” a casa sua, per la vendemmia. Intanto due note sui vini con “donna selvatica” in etichetta che ci ha portato in assaggio: un Roero arneis 2008 docg, lavorato con ghiaccio secco. Al naso aveva un che di frutta molto matura, banana soprattutto. In bocca era corposo (13°), morbido, con freschezza che appariva solo sul finale della degustazione. Buono ed insolito. Il 2007 dello stesso vino aveva una fragranza giovanile maggiore del 2008, un bouquet però meno ricco nell’insieme. Ma più giovane nei profumo floreali, di frutta fresca. In bocca, poi, è più magro (12,5°); appariva più magro anche perché sembrava più fresco; più un tradizionale vino bianco piemontese. Li bevi e sogni, immagini le bottiglie che potresti stappare nei tanti “ciabot” che le “donne selvatiche” frequentano… Pazze, solitarie e libere, come dovrebbero essere tutte le donne… Certo che qualche donna così l’abbiamo vista a Sanvino 🙂