Archivi del mese: Agosto 2013

Sanvino 2013, quarta sera: amici e professionisti

L’ultima serata di Sanvino è stata quella che ci eravamo proposti fosse: un ”salotto” tranquillo in cui amici e professionisti post San Vito potessero assaggiare, commentare e conoscere nuovi vini. E così è stato! In linea con la raccolta giornata di “Sanvitino”, la serata di “Sanvinino” ha visto un’ottantina di amici, cuochi, camerieri, maitre, appassionati… assaggiare, commentare, curiosare… Una bella serata, tranquilla, giusta per chiudere Sanvino 2013. Che è stata, nell’insieme, una bella edizione, non troppo funestata dal tempo e dagli sciocchi…

Molti i commenti positivi per i vini della Cascina del Pozzo di Castellinaldo, ospite della serata, con la sua barbera d’alba doc  –ottima-, il suo roero doc –buono-; e il roero arneis doc –buono- e il suo spumante charmat ottenuto da arneis, chardonnay e nebbiolo vinificato in bianco (25%) –ottima alternativa al più noto prosecco.

Tanti anche i commenti positivi su Sanvino (e sulle simpatiche immaginette!) e tante proposte di replicare il banco di assaggio anche fuori dai confini comunali… vedremo ed informeremo. Per ora, un grande Prosit per tutti i Sanvino Wine Fans!

Terza sera Sanvino: fuochi, vini e sballo…

Grande serata la terza di Sanvino: piena di luci e ombre. Le luci di un crescendo di amici che sono arrivati in piazzetta per assaggiare e parlare di vini. Ah, per inciso: grande successo per i vini Cremisan dalla Palestina. Poi la pausa dei Fuochi pirotecnici e poi la massa crescente di giovani, di amici e di autorità che sono venuti ad assaggiare vini. Ringraziamo il questore e sua moglie, in primis, ed anche il commissario capo di Omegna: ospiti graditissimi e prodighi di complimenti.

Sul tardi, dopo la mezzanotte, però, sono arrivati alcuni gruppetti (tre o quattro) decisamente scaldati dal vino e dalle libagioni festaiole precedenti ed hanno dato vita ad alcuni curiosi siparietti: chi si era messo una bottiglia in tasca dicendo che non se ne era accorto; chi con la scusa di assaggiare passava da un mescitore all’altro; chi mendicava vini gratis dicendosi dìsoccupato (magari era anche vero); chi cercava di impietosirti per un bicchiere in più; chi diceva di non essere stato servito (ma invece era vero) per scroccarti un bicchiere di vino; chi questo e chi quello, chi urla, chi rompe bicchieri, chi barcolla… Nulla di nervoso –e comunque una minoranza di ospiti- per carità, ma ospiti decisamente noiosi.  E fra loro soprattutto le ragazze erano “indemoniate” dall’alcol anche più dei maschi. E’ il “lato oscuro” del vino, quando diventa veicolo di sballo e non ricerca del piacere, del gusto, della cultura, della scoperta… C’è anche quello, ce ne dobbiamo fare una ragione…

Nulla di così grave, comunque, solo un po’ di delusione però dopo decine di amici che hanno assaggiato, chiesto, commentato, condiviso… le belle pagine del vino e di Sanvino. Chiederemo a Sanvino di intercedere affinché questi indemoniati dall’alcol si redimano e seguano la via del piacere e della conoscenza curiosa ed intelligente…  

Una prece…

Sanvino seconda serata: a quale santo votarsi?

San Vito o Sanvino: a quale santo ci siamo votati per evitare di essere travolti dalla pioggia? A quello vero o a quello dedicato? Non sapremmo dire, però la pioggia ci ha risparmiato la sera, dopo un pomeriggio piovoso e chilometri quadri di aria fresca… Così, la serata del sabato, tradizionalmente dedicata ad un impatto forte e massivo di appassionati, si è trasformata in un raccolto andirivieni di giovani, appassionati, curiosi… ne hanno beneficiato la comunicazione, la scoperta consapevole, gli ospiti della serata: la cantina Ca’ Tulin di Cisterna d’Asti… Cantina produttrice di un interessante cisterna doc a base di croatina, poi di barbere ed arneis di ottimo livello. A giudicare dalle domande e dall’interesse mostrato, vini piaciuti a molti.

Alla fine della serata, a darci a una mano per smontare anche una coppia di capi scout arrivati in piazza VIII Marzo dopo la Processione dedicata San Vito; arrivati nella piazza dedicata a Sanvino… Contaminazioni, approcci e degustazioni… una prece perché tenga il tempo oggi!

Prima Sera: ottimo inizio!

Un ottimo inizio, ieri sera alla prima di Sanvino. Oltre trecento i giovani e i sempre giovani che hanno affollato piazza VIII Marzo ad Omegna per la decima edizione di Sanvino… Ospiti della serata le Cantine Valpane, Pietro Arditi in persona, con il suo insolito grignolino, le sue barbere profumate e piacevoli, la sua sua freisa assai poco freisa (ma ottima) e il taglio classico monferrino di freisa e barbera… in coda un vino da uve ruché dal profumo di rosa ma asciutto in bocca… è piaciuto a tanti.

Altro ospite il sempre gradito Marco Arlunno, della Mirù di Ghemme. Un amico direi, che ha portato il suo bianco da uve erbaluce e il suo rosato da uve nebbiolo. Ottimi prodotti.

E poi, ovviamente, la selezione Sanvino curata da Andrea della AP Selezione…

Centinaia di appassionati e neo, forse, magari futuri bevitori consapevoli di vino e decine di bottiglie stappate… Tanta roba!

Molto apprezzati anche i vini dell’Alto Piemonte: ghemme e gattinara docg, sizzano doc e via elencando…

Stasera, pioggia permettendo, si ricomincia e Ca’ Tulin ad assaggiare… fra le altre cose…

Ca’ Tulin si presenta: sabato 24

Vini ca' tulinLa nostra azienda (piccola ma con le gambe scattanti) è a conduzione familiare: lavoriamo il vino perché la passione, nata nell’800 con il nonno Bartolomeo (detto Tulin), non finisca mai di esistere e prosegua con la stessa caparbia sobrietà con cui è nata.

In un antico manoscritto trovato per caso riordinando il solaio in cantina, si legge: “Olivetti Bartolomeo, detto Tulin, già a metà del 1800 “menava” (portava) il suo vino a Villastellone.” Il libro mastro, sopravvissuto al tempo e alla polvere degli anni, è per noi un oggetto importante, per il suo significato sentimentale e perché narra di un pezzo di storia contadina di cui, grazie a Tulin, siamo orgogliosi.

Alessandro Olivetti, nipote di Tuiln, ha dato il nome all’azienda ispirandosi proprio al sogno (di cui sentiva parlare da quando portava le braghette corte) della “Cà di Tulin” (la casa di Tulin). Custodi di antiche tradizioni e amanti della terra, aspettiamo il momento della vendemmia, lavorando per la vigna (spesso col computer) nella vigna (sempre con il trattore).

Rispettosi della tradizione, attenti alla modernità, produciamo vino con le nostre mani, pretendendo il massimo della qualità. Siamo una piccola realtà astigiana che ama ciò che fa e che garantisce, con la propria faccia, la genuinità e l’intensità del proprio vino.

Viviamo a Cisterna d’Asti, nel cuore di quel territorio che segna il passaggio tra il Monferrato, la Langa e il Roero, da poco denominato Colline Alfieri e caratterizzato da una stupenda propensione panoramica sul castello medioevale. Tra questi morbidi pendii, dove l’aria nutre la terra e il sole la scalda con i suoi raggi, siamo tutti impegnati, con ruoli diversi, nella produzione del vino e nella gestione della nostra piccola azienda familiare.

 

Mirù: un’azienda, un amico, degli amici.

Parlare dell’Azienda Mirù di Ghemme significa parlare di me. Della mia storia. Mi spiego meglio. Nel 1994 andai a Ghemme ad una degustazione di ghemme doc, allora non ancora docg, con un amico e maestro, Luigi, e lì assaggiai una pattuglia di vini ghemme che mi piacquero molto. Mi piacque molto l’annata ’90, una magnifica annata morbida e pronta, e non mi dispiacque il 1989, una annata più classica con vini più nervosi non ancora pronti e forse –come succede spesso per i nebbioli- mai e poi mai pronti. Fra i vini presentati mi piacque assai il Mirù del ’90 e un po’ meno quello dell’89 e lì trovai Eugenio, il produttore (lui preferiva l’89, mi ricordo bene). Lì nacque un’amicizia adulta, fatta di incontri, pranzi e cene, favori dati e ricevuti, qualche discussione… una bella storia, di quelle che lasciano il segno…

MirùEugenio per anni ha subito le mie rimostranze per la sua testardaggine: no alle barrique, no ai vini già pronti, no ai vini con vitigni internazionali, no e poi no… aveva ragione lui: il gusto internazionale se lo può permettere solo chi ha numeri e massa critica per stare sul mercato. Agli altri meglio si addice una nicchia, una particolarità, la fatica di trovare –come fiore in fiore- l’appassionato –asiatico, europeo, americano…- che apprezzi l’originale, il sincero, il diverso anno dopo anno, l’unico… i vini di Eugenio dunque.

Anni dopo, l’amicizia continua, e ne sono lusingato davvero, e ad Eugenio è subentrato il figlio Marco che forte degli studi di settore ha in parte cambiato i vini Mirù: più addomesticati ma non proni, più varietà (rosato, passito), più tecnica ma senza stravolgere nulla. Un artigianato di qualità che migliora, capace con il passare delle generazioni di coniugare tradizione e modernità. Bei vini.

A Sanvino 2013 saranno in degustazione sia il rosato da nebbiolo sia il bianco da uve erbaluce, un’uva che dà risultati incredibili se si sa come trattarla. Vini da assaggiare. Grazie ad Eugenio e grazie a Marco che ce li hanno dati per farli giudicare dal pubblico giovane di Sanvino.

All’amicizia: gemma rara.

Cascina del Pozzo: sotto il cielo del Roero

Cascina del PozzoPerché non c’è azienda senza terra. Anzi non c’è esperienza, senza la fatica e il ricordo di una vigna da lavorare, amandola, nei giorni e negli anni che scorrono. La nostra terra è a Castellinaldo, è terra di Castellinaldo: 13 ettari vitali, a disegnare profili e orizzonti di colline, sotto il cielo del Roero. Il cuore della nostra terra batte forte. E’ cuore antico e nobile, quanto i castelli e le torri dei nostri paesi; è giovane e pulsante, come la voglia di emergere in qualità e stile, personalità e genuino fascino. Nelle nostre vigne sono solo i nostri passi a curare ogni filare, ogni tralcio come un figlio, a perfezionare il nuovo rito del diradamento e della selezione dei frutti, con un rispetto per l’ambiente che ci traduce in uso controllato e sobrio delle concimazioni. Le esposizioni sono ottimali, tutte verso il sud soleggiato e pieno di versanti ariosi e ampi. I terreni, misto argilloso-sabbiosi, riflettono la variegata piega di questo piccolo mondo antico di Roero, donando ai vini la complessità e la fragranza delle cose buone e sane. Il vino è una questione di scelte, e dietro ogni scelta c’è una filosofia, che poi è stile di vita prima ancora che di lavorare. Noi abbiamo scelto la tradizione come principio guida di ogni passaggio produttivo. Siamo nel Roero, siamo in Piemonte: un binomio che non ha bisogno d’altro, se non di essere assecondato con passione. Allora, ecco: in vigna alleviamo solo vitigni che si sposano con la storia del territorio che ci circonda: arneis, dolcetto, barbera, nebbiolo sono le nostre gemme più preziose; a loro dedichiamo il meglio di noi stessi, ricevendone in cambio frutti salubri, succosi, fragranti. In cantina arriva solo il meglio delle nostre vigne in proprietà. Le strutture e le tecnologie di cui ci avvaliamo sono avanzate: la cantina è nuova e spaziosa, il luogo ideale per dare all’uva e al mosto le attenzioni che richiedono. Affinamento, maturazione e invecchiamento seguono ancora una volta il concetto cardine della tradizione: rigorosamente acciaio e legni grandi, a testimoniare la fedeltà a una storia. Il risultato lo lasciamo giudicare a voi. I nostri vini camminano per il mondo. Accogliendo loro, sarà come accogliere la nostra famiglia e il suo significato. Ci sono volti e sguardi nella storia di un’azienda. Spalle robuste e mani che modellano una vicenda familiare, la nostra, giunta dal passato fino al presente. A Giovanni Marchisio, nonno e fondatore, dobbiamo la lungimiranza di aver tracciato una rotta: quella che porta alla terra e ai suoi frutti. Da lui abbiamo imparato l’attaccamento ai valori e la passione per un mestiere che non si inventa, si eredita: il mestiere di vignaioli. L’azienda si è così evoluta nel solco di una tradizione delineata con chiarezza: la produzione sfusa del dopoguerra, cosa comune a tante altre piccole realtà di collina, muta pian piano prospettiva. C’è Flavio a traghettare idee e convinzioni verso il concetto nuovo della qualità. E c’è il figlio Gianmario a raccogliere entusiasta la nuova sfida, che attraverso la realizzazione di nuovi vini, la cura delle bottiglie, il riassetto della cantina, porta fino ai nostri giorni. Le aziende vivono delle proprie radici, respirano l’aria del futuro. Qui in casa Marchisio il futuro è già arrivato e ha la freschezza e il sorriso di tanti altri volti, quello ad esempio del giovanissimo Stefano e delle tre donne di casa, Vilma, Filomena e Denise: un tocco di grazia irrinunciabile. per che vuole entrare con garbo nelle case di tanti amici.

Cantine La Versa: una grande storia e ottimi vini

Testarossa La Versa
Testarossa La Versa

In più di cento anni di vita, La Versa è rimasta fedele all’idea originaria del suo fondatore, Cesare Gustavo Faravelli, che il 21 maggio 1905 decise, con i primi ventidue soci, di produrre del vino di ottima qualità, espressione della sua zona d’origine. Qui, nel regno del Pinot Noir, i vini La Versa raccontano la storia di una valle, nel cuore dell’Oltrepò pavese: dolci colline dalle linee morbide, paesi arroccati e nascosti dal fascino incontaminato, colori accesi, sia in estate sia in autunno, rubati dalla tavolozza di un pittore: ecco il territorio da dove provengono le uve destinate alla nostra Cantina.Siamo in provincia di Pavia, a Sud del fiume Po, in una zona a cavaliere del 45° parallelo, nella “fascia della vite”. Un luogo ideale per far crescere l’uva che gode così del microclima ad essa più congeniale. È questa la prima zona in Italia per la produzione di Pinot Nero che La Versa utilizza come base degli spumanti. Grandi spumanti Metodo classico o spumanti Metodo Martinotti, oppure vari vini di altissima qualità che impreziosiscono la tavola e le Cresule”, grappe dal sapore inconfondibile e dal profumo. Entrare nel mondo La Versa significa intraprendere un viaggio sensoriale che ci conduce tra le pagine del catalogo di una Cantina prestigiosa e ultracentenaria. Il movimento è molto dolce, senza strappi; è, anzi, una danza, un’esplorazione curiosa di nuovi luoghi dedicati al colore, al profumo e al sapore. Tutti i sensi sono coinvolti e chiamati a dare il loro responso e così, senza che ce ne accorgiamo, passiamo di vino in vino e di pagina in pagina prolungando il piacere della nostra scoperta. Dove ci troviamo? Siamo in Valle Versa, nel cuore dell’Oltrepò Pavese, la prima zona in Italia per la produzione di Pinot Nero che La Versa utilizza come base degli spumanti. La Versa, del resto, è sempre stata un’Azienda leader nel mondo spumantistico ed è la sola Cantina in Italia che può essere considerata “la casa” del Blanc de Noir perché noi produciamo spumanti utilizzando soltanto il Pinot Nero. L’esperienza maturata dai nostri enologi e dai nostri cantinieri nell’applicazione del Metodo Classico e del Metodo Martinotti permette di presentare vini di altissimo pregio, dal Testarossa sino allo spumante Rosè, l’anima ribelle del Pinot Nero declinato sulle tinte del rosa. L’appagamento è già alto e il tour sensoriale continua: per ottenere un vino davvero eccellente si guarda alla qualità. Nascono così i grandi Cru del territorio, prodotti che ne esprimono l’essenza, che ne esaltano le tradizioni. Vini dal sapore autentico, in grado di conservare il fascino e il passato della Valle Versa e di tramandare la passione e la conoscenza dei suoi viticoltori: 720 Soci per 480 Aziende Agricole. L’ultima tappa del viaggio è una sosta “meditata” in distilleria per conoscere da vicino le grappe che portano in sé un sapore vero, un vigore ritrovato, una forza che viene dalla terra delle quali sono testimoni.

Cantine Valpane: Sanvino, venerdì 23 agosto

L’azienda Cantine Valpane ha sede nel cuore del Monferrato in un’antica cascina del’700 stile piemontese. Si estende su di una superficie di 30 ettari di proprietà della famiglia Arditi dall’inizio del ‘900. I suoi terreni calcareo-argillosi e il microclima estremamente favorevole sono da sempre idonei a una viticoltura di qualità. Vecchie mappe catastali e documenti conservati nell’archivio di famiglia dimostrano l’antica tradizione vitivinicola dell’azienda. Nel 1898 i suoi vini furono premiati con medaglie d’oro alle fiere di Digione e di Bordeaux, mentre da prima venivano esportati in Belgio e in Svizzera. La superficie a vigneto si estende attualmente per circa 10 ettari. Le viti, condotte con il sistema Guyot basso con una densità di 4550 viti/ettaro, in parte risalgono agli anni ’30 e ’60 e in parte sono di nuovissimo impianto. I nuovi impianti, come anche la sostituzione dei vecchi, prevedono il recupero e la selezione dei vecchi vitigni. Il Programma di Difesa Integrata permette di ridurre al minimo l’impiego di prodotti chimici, producendo uve sane nel pieno rispetto dell’ambiente. Le rese per ettaro sono volutamente tenute basse tramite opportuni diradamenti.

Le cantine sono state restaurate nella loro antica architettura e dotate di moderne attrezzature. La vinificazione tradizionale della Barbera che si fa in Monferrato è diversa da quella delle Barbere d’Asti e d’Alba. Colori, profumi e consistenze conferiti al vino dalla terra monferrina sono diversi da quelli delle altre denominazioni. Pietro Arditi, scegliendo la DOC Barbera del Monferrato per i suoi vini, riassume un preciso indirizzo produttivo: l’adesione al territorio e alla tradizione di famiglia che ben si sintetizza nell’aggiunta al Barbera, come ammesso dal disciplinare della DOC, di uve Freisa, che regalando al grande vino il fruttato e la fragranza che ne esaltano la struttura.